D’un tratto,
d’improvviso e senza preavviso, ti sale un mostro dallo stomaco, quasi a immobilizzarti e a toglierti il respiro.
Non è tristezza, non è paura, è incapacità di contenere l’emozione che esplode, fatta di gesti quotidiani, di orari falsati, di pranzi e digiuni, di pensieri ed elucubrazioni, di dialoghi costruttivi e di monologhi auto distruttivi.
Quel continuo combattimento tra voglia di fare, di pensare e vedere positivo, di rendersi utile e l’incapacità di trasferirla in gesti concreti, gesti che motivino te e chi ti sta vicino, ma anche più distante.
Parafrasando Gabbani, se dovessi spiegare in pochissime parole il complesso meccanismo che governa l’armonia del mio essere, direi che ora il mio ruolo è quello di aspettare, senza starci troppo a ragionare.
E il mostro se ne va.
Pazienza, diciamocelo ogni mattina quando ci si inumidiscono occhi e guance.
Ci vuole pazienza e fiducia. Andrà, e sarà solo un ricordo.
#iorestoacasa
parole in libertà
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