L’occhio di tigre

L’occhio di tigre

SiO2

...Ovvero quanzo, ovvero silicio. L'occhio di tigre è una delle numerosissime varietà di quarzo della grande famiglia dei silicati che sono i minerali in assoluto più numerosi sulla crosta e nel mantello terrestre.  in questo caso combinato con della crocidolite che ha la caratteristica di essere aghiforme e orientata tutta nella stessa direzione (isoorientata) e che gli conferisce quelle caratteristiche striature che ricordano gli occhi del grande felino.

Il colore va dal giallo al marrone e al bruno, colori caldi, colori della terra e del fuoco.

Come tutti i quarzi anche questa pietra è composta da silicio e ossigeno i cui gruppi di silicati sono disposti a spirale detti tettosilicati.

L'occhio di tigre è utilizzato come gemma ornamentale e sempre nella cristalloterapia.

Per quanto riguarda il chakra l’occhio di tigre è una pietra che aiuta a essere più attivi,  mente e corpo, e la sua azione principale è a livello del chakra sacrale. Va indossata come bracciale o anello in modo che stia il più vicino possibile all'ombelico e non come collana.

Nota finale: si dice che questa pietra sia portatrice di soldi e aiuti a non rimanerne senza. Quasi quasi me ne metto una perlina nel portafogli, non si sa mai...

AAA Amico cercasi

AAA Amico cercasi

Neuron

Storie di #ultimineuroni

Questa volta la storia la scrivo io: l’Ale. Non sarà appassionante come quelle della Mario, ma vedrò di impegnarmi al massimo.

C’era una volta un povero neurone solo e abbandonato che vagava senza una meta precisa per borghi e strade impolverate alla ricerca di un compagno d’avventura o un amico magari un po’ triste e solitario come lui. Ma il neurone, si sa, è intelligente per natura e cominciò a fare ricerche. Iniziò dalle biblioteche perché il profumo di libri polverosi ha sempre il suo fascino, ma  a parte gli acari della polvere non trovò nulla che potesse aiutarlo. Passò ai giornali sperando di trovare tra le pagine di gossip qualche storia di neurone abbandonato, ma niente, in queste riviste trovava solo tante notizie di cervelli vuoti… Cercò sul Grande Motore di Ricerca Che Tutto Sa ma il sito delle streghe pasticce non era ancora stato preso in considerazione dai potentissimi algoritmi per cui trovo solo molti articoli sul funzionamento delle cellule del tessuto nervoso che del resto già sapeva. Alla fine decise di modernizzarsi un po’ e passò ai social network e fu così che tra i post di amici degli amici degli amici lo trovò:  l'#ultimoneurone, se ne stava lì: spesso solo, stanco e confuso  proprio come lui. Finalmente!!! Finalmente aveva trovato a sua anima gemella!!! Con un buon passo e carico di sinapsi se ne partì per Tavernello. Il viaggio fu lungo e pieno di peripezie, del resto i neuroni sono bravi a viaggiare di fantasia ma non certo a prendere i treni. Comunque alla fine ce la fece: il 10 luglio 2018 pieno di speranze e palpitazioni suonò al citofono. DLING DLONG.

La storia continua….

Coloriamo un sasso

Coloriamo un sasso

Fase uno

Sassi mandala

Come si colora un sasso?

Occorrente:

  • un sasso levigato
  • colori acrilici
  • pennelli piatti e fini (da miniatura)
  • dotter per unghie
  • finitura lucida

Come si procede:

Dipingere i sassi è un'arte dove ognuno ha la sua tecnica e i suoi piccoli segreti ma soprattutto il suo stile. A me piace molto la tecnica dei "puntini", quindi mi concentrerò su quella.

Innanzitutto si deve colorare la base, se si vuole fare un mandala si ha di fronte un bivio: o si colora l'intero sasso, oppure, utilizzando un pennello piatto si disegna un bel cerchio e i lascia il resto del sasso del suo colore naturale. Io, in questo caso, ho scelto la seconda opzione. Dopo aver colorato la base  in modo coprente la si lascia asciugare molto molto bene, in estate è sufficiente qualche ora, mentre in inverno io lascia asciugare anche una settimana. Ci sono dei colori più coprenti di altri, diciamo che il nero è certamente quello che rende di più, per il bianco ci vogliono molte mani prima di ottenere un buon risultato.

Iniziamo il mandala:

 

Si parte facendo un grosso puntino al centro dopodiché si procede con 8 piccoli puntini (2 serie da 4 con puntini opposti) utilizzando il dotter, in questo caso della misura più piccola. Allargandosi leggermente si procede con altri 8 puntini un po' più grandi che si vanno a collocare su una direttrice centrale rispetto ai puntini precedenti. I dotter sono degli strumenti che vengono normalmente venduti per la nail art e si trovano facilmente su internet. Di fatto noi stiamo facendo la stessa cosa ma su una pietra anziché sulle nostre unghie.

 

 

 

 

E così si procede di cerchio in cerchio, cambiando di tanto in tanto il colore e allargando sempre più i puntini fino ad arrivare al bordo della nostra base utilizzando i dotter di dimensioni sempre più grandi.

L'ultimo giro lo si fa disegnando un cerchietto che sta metà sulla base e metà sul sasso naturale è importantissimo scegliere un colore che si veda bene da ambo le parti. i contrasti sono molto importanti in questo tipo di disegno.

 

 

 

Terminato il primo giro di pallini si deve far asciugare molto bene, è un lavoro che testerà la vostra pazienza, ma se si procede troppo in fretta si rischia di avere delle sbavature e di dover cancellare tutto e ripartire da capo.

Per dare profondità al lavoro si deve proseguire ad inserire dettagli e colori dando sfumature e contorni ai puntini già disegnati in partenza. Qui, ad esempio, ho intervallato le serie di pallini con dei puntini eseguiti con il dotter più piccolo in mio possesso. I puntini "a scalare" sono molto semplici da eseguire: usando sempre il dotter si preleva una buona quantità di colore e si eseguono i 3 o 4 puntini consecutivamente senza intingere nuovamente lo strumento.

Nemmeno a dirlo facciamo asciugare molto molto bene, una settimana abbondante per essere sicuri, dopodiché possiamo decidere se passare una finitura trasparente a protezione del nostro lavoro. ce ne sono di vari tipi, a finitura lucida, opaca, con effetto bagnato o asciutto. Io personalmente uso la vernice protettiva di "Stamperia" ad effetto lucido in cui il colore della pietra non viene alterato.

Domanda delle domande:

Sì, ma dove si trovano i sassi così? Si trovano su alcune spiagge, alcune famosissime, oppure nei letti dei fiumi dove l'acqua li ha levigati per bene regalando loro quella forme meravigliose. In luoghi come la Romagna, chiaramente, sono introvabili, ma passeggiando sulla sabbia sterminata anche lì si trova del materiale interessante... Curiosi? Dovrete aspettare fino ad agosto, fino a quando, armata di secchiello e con l'aiuto dell'apprendista strega, gironzolerò in lungo e in largo sulla spiaggia.

Tentazioni

Tentazioni

Estate 2018

L'estate è appena iniziata e non vedevo l'ora di poggiare i miei bei piedoni su una calda spiaggia. Però, ditemi voi, come si fa a rimanere indifferenti a una spiaggia così? Non sarà proprio comodissimo camminarci, non parliamo di stendere una salvietta per prendere il sole, lo spazio è ristretto. Però... tutti questi ciottoli sono una tentazione infinita. Meraviglia!!!

#spiaggesassose

Polvere

Polvere

Ovvero il guanto della sfida

"Perchè non mi fai un bagolo?"

Facile a dirsi: un batuffolo di lana dall'aspetto polveroso. Già la lana cardata è bagolo di sua natura, ma poi con ago e pazienza la si addomestica fino a darle forme disciplinate. Ora la sfida è disciplinare l'indisciplinabile, o meglio fingere indisciplinato ciò che in realtà è ben delineato. Un ossimoro!! Ma si sa, se non è difficile non c'è divertimento.

Ci ho pensato qualche giorno prima di iniziare, ho frugato fra i tanti colori di lana della mia stanzetta acarosa e alla fine ho trovato il bandolo. Partiamo da una palla informe!

 

Ho riunito batuffoletti di lana di tutti i colori, perché il bagolo ha un animo colorato,  li ho stretti bene bene fra di loro e li ho ricoperti di un bel grigio polvere ben infeltrito con aghi di ogni forma e misura fino a renderlo ben compatto. Ma qui viene il bello, come dargli quell'aria svolazzante tipica della lanugine che ci perseguita in casa? Difficile....

Ho inziato creando dei piccoli riccioli di lana a mo di dreadlocks, ma l'effetto era più di pecora, anche perché la lana usata è proprio naturale di quel colore...

 

Allora li ho "pettinati" un po', riportandoli al loro primo stadio soffice. Poi è arrivato il momento degli occhi: occhi mobili o lanosi? La mia sfidante non aveva indicato preferenze, quindi alla fine ha prevalso la scelta più polverosa: lana. Un tocco di azzurro, per renderlo più fascinoso e una riga di trucco perché, diciamocelo, l'eyeliner fa sempre il suo effetto anche su una palla di lanuggine. Per concludere un paio di mustacchi per darli un'aria vissuta e quattro gambette corte corte per non farsi acchiappare dalla scopa di turno.

 

 

Una volta finito mi mancava solo di testarlo nei suoi luoghi preferiti: polveroso in mezzo ai tasti, nascosto nella libreria o insieme a simpatici amici amanti della polvere.